Jenco Elpidio

LA POESIA DI ENRICO PEA.

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Note Bibliografiche

In-16 gr. (mm. 180x115), brossura editoriale (lievem. fiorita), pp. 55, con la riproduzione in b.n. di un ritratto di Enrico Pea, nel testo. "Rarissima e unica edizione", sconosciuta alle principali bibliografie. “Elpidio Jenco (1892-1959), nacque a Capodrise, in Terra di Lavoro. Dopo aver frequentato il seminario diocesano della sua città fino alla quinta ginnasiale, continuò gli studi al liceo classico P. Giannone di Caserta. Si iscrisse poi all'Università di Napoli, dove si laureò in lettere, conseguendovi in seguito anche il diploma in lingua e letteratura francese. Si formò, giovanissimo, nell'ambiente della rivista partenopea "La Diana", ove ebbe modo di conoscere alcuni fra i maggiori artisti e letterati del tempo. Fu in particolare gratificato da un rapporto di stima e di amicizia con G. Ungaretti - da lui considerato il vero caposcuola della nuova poesia -, il cui stile senza dubbio lo influenzò. Divenne intimo amico dello scultore R. Uccella, con il quale visse a Napoli per un lungo periodo, condividendone la partecipazione attiva alle correnti d'avanguardia che in quegli anni fecero della città partenopea un centro culturale particolarmente vivace. La collaborazione con le riviste letterarie, iniziata con La Diana, proseguì poi per tutta la vita dello J. che scrisse anche in Vela latina, Cronaca bizantina, L'Unione, Crociere barbare, Realismo lirico e Circoli. Nel 1918, per conoscere E. Pea, insieme con R. Uccella, si recò a Viareggio, da dove però dovette ripartire ben presto, richiamato, prima a Modena poi a Firenze, per il servizio militare. Frutto di questo primo soggiorno viareggino fu il saggio "La poesia di Enrico Pea" (Napoli 1918), pubblicato a cura di Crociere barbare. Al termine del servizio militare tornò a Capodrise, dove nel 1918 fondò la rivista La Primalba. Pur vivendo nel piccolo centro aveva conservato i contatti con l'entourage della Diana, proseguendo anche gli studi di lingua e letteratura giapponese che gli giovarono l'incarico di redattore capo nella rivista Sakurà (1920-21), diretta dal poeta nipponico H. Shimoi, divulgatore in Italia della cultura del suo paese. Nel 1921, grazie a una segnalazione di Pea, partecipò al concorso per cinque cattedre di materie letterarie nel ginnasio G. Carducci di Viareggio; uscito vincitore, nello stesso anno si trasferì a Viareggio, dove per qualche tempo fu ospitato da Pea nella sua abitazione, a villa Paolina. Lo J. s'integrò in breve tempo nella cerchia degli intellettuali viareggini, entrando a far parte della Accademia degli Zeteti, aperta a tutti gli artisti di passaggio o residenti, raccolti intorno alla figura carismatica di Pea. Il cenacolo, che si riuniva preferibilmente nel caffè Margherita, ospitò G. Papini, P. Pancrazi, L. Repaci, M. Tobino, G. Puccini e molti altri.. Vincitore di premi letterari di rilievo, come il Giglio (1932), il Caselli (1934), il S. Pellegrino (1948) e il Chianciano (1955), lo J. fu figura di primo piano nella vita culturale della sua città d'adozione: fondò la rivista letteraria "Il Sagittario", fu presidente del Centro versiliese delle arti e punto di riferimento per molti giovani esordienti nel campo delle lettere. Legato a L. Repaci, fu uno dei fondatori del premio Viareggio e, sino alla morte, fece parte della giuria”. (Così Diz. Biogra. Ital.,vol. 62, pp. 201-202). Esemplare ben conservato.

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